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Osteria Monteverde (ROMA) |
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419
(5 votes, average 4.60 out of 5)
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Written by Nicolò
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Sunday, 04 December 2011 12:04 |
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Non so proprio dove posizionarlo questo ottimo ristorante di Monteverde: il nome, il prezzo e l'ambiente mi spingerebbero a inserirlo dritto dritto nelle trattorie; la fattura di alcuni dei piatti proposti nella categoria ristoranti di qualità.
Credo che tanti dei lettori del nostro sito avranno almeno per un istante pensato di aprire un ristorante... Bene, se mai nella vita dovessi compiere questo passo nel vuoto, allora mi piacerebbe che la mia creazione fosse simile all'Osteria Monteverde: tanta qualità, fantasia e tradizione in un ambiente piacevole. Il tutto condito da un prezzo molto competitivo.
Gli artefici dell'Osteria sono due ragazzi: Fabio che con in tasca la sua laurea in ingegneria ha preferito seguire ciò che gli diceva il cuore; Roberto che si è fatto le ossa al Ditirambo e al Convivio, due ristoranti non da poco. I due sono stati talmente maniacali nella ricerca del ristorante da aver girato ben 45 locali prima di decidere di stabilirsi a Via Pietro Cartoni 163. Il locale ha pochi coperti, arredato con tavoli in legno e foto alle pareti che ripercorrono la storia del quartiere. Forse l'unico appunto può essere fatto all'acustica che obbliga i clienti ad alzare la voce per farsi sentire creando una sala molto rumorosa.
Roberto da sicuramente il meglio di se con piatti di mare, tutti cucinati con il giusto equilibrio di sapori, mentre Fabio gestisce la sala con capacità e quel pizzico di informalità che ti fa sentire a casa.
A cena si parte sempre con un gradito omaggio offerto dalla cucina.
Tra le proposte ci sono i classici della cucina romana: Amatriciana, Carbonara, Gricia, Cacio e Pepe, Coda alla Vaccinara, la Trippa con i Porcini, le Animelle; tutti piatti che solitamente chi li sa fare bene te li fa pagare cari, qui vengono proposti a prezzi onesti (7 euro per i primi piatti che si sono rivelati riuscitissimi!).
Ma poi entra in gioco la creatività dello Chef; durante un pranzo molto piacevole ho ad esempio assaggiato la versione vegetale della carbonara, un piatto interessante che abbiamo provato a rifare per voi (clicca qui).
Ma ancora il Gambero porchettato con il Tartufo, il Pesce sotto Sale proposto con salsa allo yogurt, i Tortelli Artigianali al Burro di Normandia e Zucca, Calamaro Ripieno di Broccoletti con Truccioli di Pane Nero, Guanciale e Pecorino, il morbidissimo Galletto dell'Osteria.
All'Osteria Monteverde particolare attenzione è rivolta ai vini e alle birre artigianali.
Certo c'è ancora qualche peccato di gioventù, Angelica si è molto innervosita con i dolci che effettivamente non ci sono sembrati all'altezza di una cena che aveva pienamente convinto: particolarmente non riuscite la Bavarese e il Tiramisù (a volte più riuscito), dove dell'uovo sembrerebbero essersi perse le tracce.
Ma Fabio e Roberto stanno migliorando anche questo aspetto, ultimamente sono arrivati nuovi dolci che riscuotono molto successo come le pere cotte accompagnate dalla crema Chantilly.
Queste alcune combinazioni proposte: Cheese Cake (non male) + Liquore al mandarino; Pannacotta + Grappa; Bavarese + Liquore alla Visciole; Caprese + Amaro Florio.
Per concludere i meriti dell'Osteria Monteverde superano di gran lunga i difetti: cucina romana solida, piatti di fantasia ben realizzati, ambiente piacevole, pesce fresco proveniente dal Circeo, prezzi molto competitivi.
Io ne sono rimasto stregato, nell'ultimo mese ci ho mangiato tre volte! Sicuramente un indirizzo di riferimento nella capitale.
Bravi ragazzi!! Continuate così... Fondamenta solide e creatività!
PS. Anche Slow Food ha messo i suoi saggi occhi su questa perla di Monteverde!
SERVIZIO: cortese
PARCHEGGIO: impegnativo
PREZZO: 30 euro (ma volendo anche di meno)
GIORNO DI CHIUSURA: lunedì a pranzo
INDIRIZZO: Via Pietro Cartoni, 163/165
TELEFONO: 06 53273887
SITO: http://www.losteriadimonteverde.it
POSITIVO: citando me stesso: cucina romana solida, piatti di fantasia ben realizzati, ambiente piacevole, pesce fresco proveniente dal Circeo, prezzi molto competitivi.
NEGATIVO: parcheggio difficile, sala rumorosa, dolci non all'altezza |
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Last Updated on Saturday, 02 June 2012 12:26 |
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Asino D'Oro (Monti) Via del Boschetto: 7+ |
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Written by Nicolò
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Tuesday, 24 April 2012 15:07 |
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La verità è che scrivere la recensione di un ristorante come l'Asino D'oro è terribilmente difficile.
Il punto con cui mi sembra importante incominciare è segnalare la grande creatività dello chef dell'Asino D'Oro. Lucio Sforza porta infatti avanti una scelta creativa con proposte sempre nuove e interessanti. Accostamenti forse a volte un poco spericolati, ma che difficilmente non susciteranno in voi curiosità e voglia di provare. E direi che non è poco. Ho sentito parlare per la prima volta dell'Asino D'Oro qualche anno fa, a tessermi le lodi di questo ristorante era stato un amico con casa a Orvieto, ed era infatti in questo splendido borgo medievale che Lucio ha iniziato il suo percorso gastronomico. Ho sempre desiderato andare a provarlo, ma il mio amico mi aveva messo in guardia: "Attento a quando decidi di andare perché il proprietario tiene chiuso tre mesi l'anno, viaggia molto e viaggiando trova anche qualche spunto da inserire nelle sue ricette". Poi qualche tempo fa la scelta di trasferirsi a Roma. All'inizio si era stabilito nella zona Conca D'Oro e i suoi fedeli clienti il nostro intrepido li portava comunque a casa, nonostante il quartiere non proprio famoso. La scelta di spostarsi in un quartiere strategico come Monti non può che aver giovato.
Lucio Sforza a Roma sta cominciando a farsi un nome, sono lontani i bei tempi in cui si facevano tre mesi di vacanze l'anno, la capitale richiede impegno costante e un bel esborso economico, quindi le vacanze si sono accorciate, anche se "i soldi guadagnati bisogna pur spenderli" e a memoria dei bei tempi vacanzieri rimangono quindi ben due giorni di chiusura a settimana. Fatto piuttosto insolito per un ristorante romano.
Ma tornando al concreto, visto che si parla di un ristorante con cucina creativa, dividerei questa categoria in due tipologie:
1) l'innovazione dovuta ai metodi tecnici di preparazione, come l'azoto, il sottovuoto e altre diavolerie come lo zucchero frizzante e in generale la destrutturazione;
2) l'innovazione dovuta all'accostamento di sapori che intendono rompere gli schemi a cui siamo abituati.
L'asino d'Oro rientra decisamente nella seconda categoria. Ma non sempre si tratta di piatti frutto della creatività dello chef. Per innovare in cucina si può anche recuperare un sapore dimenticato, come il caso del cinghiale in "dolceforte" (o per essere più chiari al cioccolato - 16), uno dei cavalli di battaglia dell'Asino D'Oro: un sapore recuperato dalle tavole laziali del '700.

Perché come diceva il mio insegnante, "In cucina non si inventa niente, tutto è già stato provato" e chi ha il merito di ripercorrere con cultura il percorso culinario della nostra storia, spesso torna in auge con sapori dimenticati. A questo punto vi chiederete, come mi sono chiesto io al momento dell'ordinazione, il cinghiale al "doceforte" è un piatto che convince? E qui ritorniamo alla mia empasse iniziale... Questa recensione è difficile da scrivere perchè è difficile dare un giudizio su piatti dai sapori così particolari. Facile scrivere una recensione su una carbonara ben riuscita: in una tavolata di dieci persone nove la troveranno buona. Solo una persona (il solito bastian contrario) dirà che è la peggior carbonara che ha mai mangiato. Ma un piatto dal sapore particolare non tutti sono pronti a mangiarlo. Non tutti amano ad esempio l'agrodolce, modalità di preparazione molto in voga all'Asino D'Oro. Non tutti hanno interesse o voglia di assaggiare lo spezzatino carciofi e radici di liquirizia (15), le animelle al vin santo (14), o il prosciutto di cinghiale con crema di limone e pecorino (10).


Tanti, nella vita come nella cucina, amano la sicurezza, sono rassicurati da una buona cacio e pepe, e non capiscono neanche il perché di certi accostamenti così avventurosi.
Quindi mai come in questo caso parlerò per me: ho trovato il ristorante molto buono e con una qualità prezzo invidiabile, che raggiunge quasi l'inspiegabile con l'offerta del pranzo a dodici euro. Tre portate di alto livello (ad esempio cannelloni gratinati, vellutata di carote e tortino di melanzane e ricotta) con acqua e un calice di vino dal martedì al sabato. Uno specie di miracolo economico-gastronomico che infatti registra quotidianamente il tutto esaurito.
Tra i piatti che ho potuto apprezzare maggiormente segnalo l'ottima salsiccia stufata con uva (9), il baffo alla salvia e aceto (8), le fettuccine con fegatini di anatra e vin santo (12).



Ma il menu cambia a seconda delle stagioni, dell'umore dello Chef e della sua vena creativa.
I dolci invece non sono del tutto convincenti. Non ci ha infatti stupito il tiramisù di pane (6), meglio invece la vellutata al cioccolato con un leggero retrogusto di liquirizia (6) e la spuma allo zabaione (6).



A fare da contorno a questa buona cucina c'è una sala arredata in stile moderno, forse un po' fredda: pochi coperti minimal, recentemente arricchiti da fotografie in esposizione.

Molto piacevole la possibilità di usufruire di qualche tavolo all'esterno.

Infine una nota di merito va sicuramente spesa per un servizio molto attento e cortese. E' sempre bello vedere, ad esempio, ricompensata l'attesa con un bel bicchiere di bianco offerto dalla casa, e ci piace sempre molto incominciare la cena con un "omaggio dello Chef".

I camerieri inoltre sono stati molto gentili nel consigliarci cosa scegliere, venendo incontro alla difficoltà insita in un menu così particolare.
Ben fornita la cantina, ricca anche di birre artigianali.
L'unica perplessità è stata l'assenza del ghiaccio o di un termos per il nostro vino bianco. Nota stonata che non ti aspetti in un ristorante del genere.
Sicuramente l'Asino d'Oro ristorante da provare per rompere gli schemi spesso grigi di un panorama gastronomico romano che solitamente fa pagare a caro prezzo qualcosa di diverso da una cacio e pepe e una carbonara.
SERVIZIO: gentile e professionale
PARCHEGGIO: bisognerebbe scrivere un libro a parte sulle difficoltà di trovare un parcheggio a Monti. Potete provare alla facoltà di ingegneria
PREZZO: 35 euro
INDIRIZZO: Via del Boschetto 73
GIORNO DI CHIUSURA: domenica e lunedì
TELEFONO: 06 4891 3832
POSITIVO: cucina creativa ad un prezzo conveniente, servizio curato
NEGATIVO: certe volte la ricerca degli accostamenti è un poco spericolata (per i miei gusti)
PIATTO DA NON PERDERE: cinghiale in dolceforte (per provare qualcosa di non banale) |
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Last Updated on Saturday, 06 October 2012 14:15 |
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Tanto pe' Magnà (Garbatella) VOTO: 7,5 |
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426
(3 votes, average 4.00 out of 5)
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Written by Nicolò
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Saturday, 05 May 2012 08:09 |
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Finalmente una vera trattoria romana con prezzi da trattoria romana!
A far da cornice a questo ottimo ristorante c'è uno dei quartieri più autentici della città: la splendida Garbatella. Un'insieme i villette a due piani costruite durante gli anni '30. Un tempo quartiere popolare del fascismo, oggi il nuovo orientamento politico del popolo della Garbatella emerge nella distruzione di tutti i fasci che indicavano i lotti delle case. Ma la Garbatella si contraddistingue anche per un'altro aspetto: qui sono tutti della Roma. Ed è proprio a pochi passi dello storico Roma club Garbatella che troverete Tanto pe' Magna, ristorante dal cuore testaccino.
Dico cuore testaccino perché da Tanto pe' Magnà ho trovato quei piatti di recupero, nati dagli scarti del mattatoio di Testaccio, che hanno reso celebre la cucina romana. Difficilmente a Roma se ne trovano così tanti in un unico ristorante: rigatoni al sugo di pajata (7,5), carbonara (7), rigatoni al sugo di coda (7,5), coda alla vaccinara (8), animelle fritte (8), trippa alla romana (8), fagioli e cotiche (7), coratella con i carciofi (9). Le porzioni sono abbondanti e i prezzi sono un'autentica rarità in una città dove primi piatti ad una cifra appaiono come un miraggio per i sempre più vuoti portafogli.



E la qualità? Nessun piatto delude, alcuni sono particolarmente riusciti. Le proposte che contraddistinguono Tanto pe' Magnà sono i tonnarelli cacio e pepe, ben amalgamati e peposi, le polpette fritte, piatto abbondante dal forte sapore di aglio e menta, poi gli involtini e gli gnocchi, rigorosamente fatti in casa.


Un paio di giorni alla settimana vengono proposti piatti di pesce come il tortino di alici e invidia o il baccalà.
I dolci escono dai normali schemi romani con proposte come il babà o l'ottima torta al cioccolato bianco.

L'ambiente è quello tipico della trattoria romana: tovaglie a quadrettoni, cucina a vista, due salette con qualche tavolo posizionato alla buona per sfruttare ogni spazio sfruttabile. Non proprio il locale più bello del mondo ma è quello che ci si aspetta da una trattoria romana. D'estate è anche possibile sfruttare qualche tavolo all'aperto.

Il servizio è in buona parte nelle mani della famiglia Silvestri, tutto scorre per il verso giusto. Forse il proprietario è un po' burbero. Ma in una trattoria romana questa è solo una nota di carattere. D'altronde Stefano Benni descriveva così il ristorante rustico. Descrizione che disegna bene Tanto pe' Magnà: "Nel ristorante rustico c'è l'ambiente rustico e c'è il personale rustico. Il cameriere è un omone con i baffi e il sigaro che mena gran pugni sul tavolo e urla - Voi qui mangiate quello che dico io! - ed è sempre di una serietà impressionante".
Consiglio vivamente questa trattoria nel cuore della Garbatella. Un vero concentrato di piatti tipici romani proposti a prezzi molto corretti. Ma per cortesia non lamentatevi dell'ambiente rustico e della pesantezza dei piatti, tutti strabordanti di condimento. Qui la scarpetta è d'obbligo e se andate da tanto pe' magnà non cercate filetti al pepe verde. Il ristorante riscuote un gran successo e occorre prenotare, specialmente nel week end.
A fine pasto è d'obbligo la passeggita digestiva tra i villini della Garbatella.
SERVIZIO: romano
PARCHEGGIO: non facile
PREZZO: 25-30 euro
GIORNO DI CHIUSURA: domenica e lunedì a pranzo
INDIRIZZO: Via Giustino de Jacobis 9-15
TELEFONO: 0651607422
POSITIVO: ambiente da trattoria, prezzi molto corretti, tutti i piatti più tipici della cucina romana
NEGATIVO: alcuni tavoli non hanno una posizione bellissima (davanti al bagno e alla cucina)
PIATTO DA NON PERDERE: cacio e pepe, polpette e involtini |
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Last Updated on Saturday, 27 October 2012 17:57 |
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Dal Cavalier Gino (Centro - Parlamento) VOTO: 7 |
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Written by Nicolò
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Saturday, 06 October 2012 08:06 |
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Se state facendo una passeggiata nel centro storico e cercate un ristorante d'atmosfera dove spendere poco, Dal Cavalier Gino è il posto giusto per voi.
Di ristoranti della Vecchia Roma non ne sono rimasti molti: qualcuno ha chiuso, altri si sono dati una "ripulita" restaurando le mura e alzando inevitabilmente i prezzi.
Dal Cavalier Gino invece tutto è rimasto come una volta, articoli di giornale si alternano sulle pareti celebrando la trattoria, sedie di legno ospitano clienti che devono sudare per riuscire a ottenere un posto, quadri di discutibile gusto danno quel tocco in più alla piccola sala. Mentre la cucina è quella solida romana con piatti che ricordano tanto i pranzi dalla nonna e il conto non tradisce mai.

Mangiare da Gino è quasi un privilegio: molto probabilmente a pranzo dovrete aspettare, mentre per la cena - almeno per il primo turno delle 20.30 - la prenotazione è quasi d'obbligo.
I clienti costituiscono uno strano melting pot: qui si alternano gli immancabili clienti storici, politici un po' radical chic, studenti della camera e i tanti turisti ben consigliati dall'ottimo posizionamento della trattoria su Trip Advisor e da altre guide come Slow Food.

La trattoria è quasi nascosta in un piccolo vicolo e di finestre ad illuminare la sala non c’è traccia.
Come vuole la tradizione il menu è recitato dai bravi camerieri che svolgono il loro lavoro con la solita battuta alla romana che tanto piace al turista, ma senza quella scontrosità che non si sa bene il perché è diventata un marchio di fabbrica del rustico capitolino.
Il menu non è molto vasto e esprime il meglio con i primi piatti, abbondanti e realizzati ad arte: buona la carbonara, ottimi i tonnarelli cacio e pepe, la matriciana, i ravioli e per i più coraggiosi i rigatoni con la pajata. Poi, come si dice a Roma, il giovedì ci sono gli gnocchi.


Anche i secondi lasciano poco spazio all'innovazione, presentando quanto di meglio Roma può offrire: abbacchio alla scottadito, saltimbocca alla romana, trippa (il sabato), coniglio al vino, manzo alla picchiapò, le polpette al sugo con l’immancabile zucchina ripiena.



Onde evitare incomprensioni è bene chiarire un paio di cose a proposito del Cavalier Gino:
1) La cucina è genuina. Se venite qui non fate i sofisticati, perché così è la cucina romana di base: semplice;
2) Le porzioni sono molto abbondanti. Dopo un piatto di carbonara considerate la difficoltà ad ordinare un secondo;
3) Non è possibile pagare con la carta di credito ma il conto finale è molto onesto. Difficilmente spenderete più di 25 euro.
La chiusura del pranzo o la cena non regala grandi emozioni. Forse per mantenere lo stile della vecchia trattoria non viene fatto il caffè e i dolci sono ai minimi con una crostata di visciole e poco più.
Il mitico Cavalier Gino ancora presenzia a pranzo e, se siete fortunati, qualche volta a cena. A gestire la sala con capacità e passione ora ci sono i figli. Buon sangue non mente.
Dal Cavalier Gino
SERVIZIO: romano ma gentile
PARCHEGGIO: dentro la ZTL. Piuttosto complicato, consiglio lungotevere e passeggiata o mezzi pubblici.
PREZZO: 20-25 euro
GIORNO DI CHIUSURA: la domenica
TELEFONO: 066873434 (prenotate!)
INDIRIZZO: Vicolo Rosini 4 - Roma
BAGNO: non proprio il massimo
POSITIVO: cucina semplice, ambiente di una volta, prezzi onesti, personale simpatico e gentile
NEGATIVO: dolci non all'altezza, piatti non innovativi
PIATTO DA NON PERDERE: tonnarelli cacio e pepe |
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Last Updated on Saturday, 06 October 2012 14:59 |
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